False attestazioni del credito bancario

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Il testo esamina innanzi tutto il problema della riscossione dei crediti bancari per cui è stata accertata l’usura / irregolarità, questione per nulla trattata dalla dottrina e dalla giurisprudenza, nonostante la sua evidente rilevanza pratica.

Il lavoro mette in rilievo come l’esecuzione giudiziaria per il pagamento del credito bancario usurario / irregolare riguardi la “prova” dello stesso ovvero il documento che lo attesta il quale, se la somma richiesta non corrisponde alla somma effettivamente dovuta, è indubbiamente ideologicamente falso.

La questione è anche collegata al fenomeno della tentata estorsione, connesso alla riscossione di un credito usurario, ben identificato dalla Cassazione, ma stranamente ignorato dalla magistratura di merito se la riscossione avviene tramite ordinarie procedure esecutive.

Nel libro è ampiamente trattata la procedura (querela ex art. 221 c.p.c.) per far dichiarare falso il documento, prova un credito non vero.

La banca, di norma, dopo il passaggio a sofferenza, chiede il pagamento in forma esecutiva, dei sui crediti (anche se falsi) sfruttando la possibilità offerta dall’art. 50 del testo unico bancario che consente, con una semplice autocertificazione, di ottenere un titolo esecutivo.

La procedura della querela di falso consente di contestare anche sentenze e decreti ingiuntivi non opposti che, a norma dell’art. 656 c.p.c., possono essere revocati, nonostante gli addetti ai lavori (giudici ed avvocati) li considerino “passati in giudicato” e pertanto immodificabili.

Nel testo si fa un cenno anche alle implicazioni civili, penali e contabili della iscrizione a bilancio di un credito inesistente.

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